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Archive for febbraio 2017

IL TEMPO DEL DOPO

Dopo…che cosa? Dopo la morte di una persona cara , quando siamo in lutto e quando è tanto difficile vivere senza quella persona che non c’è e non ci sarà mai più!

Come è duro pensare al “mai più” e spesso sembra di annegare in un lago di tristezza, paura e disperazione che impediscono ogni prospettiva futura.

Ecco a cosa si riferisce “Il tempo del dopo” ed è uno spazio dedicato all’elaborazione del lutto on-line. (Per partecipare è necessario iscriversi a info@gruppoeventi.it.)

Da molti anni il Gruppo Eventi si dedica alla ricerca, informazione e formazione sul tema del lutto perché nel nostro tempo non sempre, anzi quasi mai, è possibile poter contare su una cerchia di parenti e amici on i quali condividere quel tempo così difficile che è “il dopo”. Condivisione, confronto, ricordi di vita vissuta, sensi di colpa, emozioni e sentimenti che hanno bisogno di essere elaborati per poter generare una   feconda energia che consenta di guardare nuovamente al futuro, se pur in maniera diversa.

Da pochi giorni è presente sul sito www.gruppoeventi.it il nuovo forum dove convergono i vari gruppi on-line precedentemente operativi su yahoo.

Ed è da pochi giorni che io sono entrata in punta di piedi in questo gruppo come co-facilitatrice insieme a Daniela.

E’aperto anche il gruppo “Insieme per accompagnare” dedicato ai familiari di persone in stato avanzato di malattia. Un gruppo   che ha bisogno di una attiva divulgazione in quanto molto spesso i familiari/care-giver hanno un estremo bisogno di essere sostenuti per permettere al loro caro di “vivere”il tempo ultimo nel modo migliore possibile, per consentirgli di morire con dignità -che implica consapevolezza e controllo del dolore – e per non sprecare, da ambo le parti, il preziosissimo “tempo del morire”.

Conto sulla vostra collaborazione, miei affezionati lettori, per divulgare queste attività volontaristiche ancora troppo poco conosciute. Grazie!

Marinella

 

 

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Questo è il titolo di un libro  che ho appena terminato di leggere con molta passione e profonda partecipazione.

E’ la storia autobiografica di Paul Kalamithi che incontriamo giovane studente con due passioni: la scrittura e la medicina.

Dopo aver compiuto un percorso di studi in letteratura inglese, storia, filosofia e biologia umana presso l’università di Stanford, si laurea in medicina a Cambridge. Tornato a Stanford si specializza in neurochirurgia diventando un brillante neurochirurgo del cervello e portando avanti contemporaneamente la carriera di scienziato. Sposato molto giovane con Lucy, una compagna di studi, ha davanti a se un futuro pieno di promesse.

All’improvviso, ma non troppo perché alcuni segnali che avrebbero potuto metterlo in allarme   vengono ignorati, la diagnosi di un cancro al polmone al IV stadio. La situazione si rovescia, Paul da curante diventa paziente, con tutto il travaglio fisico, emotivo, esistenziale che ne consegue.

La cura, per un certo periodo efficace, la ripresa del lavoro, la nascita fortemente voluta della piccola Elisabeth Acadia che tanta gioia porta nella vita di Paul e Lucy, e poi la temuta ripresa della malattia. La morte a 38 anni nel Marzo 2015.

Paul si dedica a questa sua memoria nel tempo della malattia scrivendo e annotando le varie fasi e l’ottovolante  degli alti e bassi, quasi scarnificando   sentimenti ed emozioni per lasciare traccia del suo vivere con la prospettiva della morte a breve scadenza.

Ecco “VIVERE”, è questo il dono che Paul, insieme a Lucy, ha fatto ai suoi lettori. Ci ha spalancato una finestra sul “ morire vivendo”, bevendo alla fonte della vita fino all’ultimo possibile respiro, morendo con infinita dignità accompagnato con consapevolezza ed amore da tutta la sua famiglia.

L’epilogo del libro è stato scritto da Lucy che ha saputo trovare le parole giuste per interpretare quei pensieri e quelle emozioni che Paul non ha più potuto …!

Marinella

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VILLA SPERANZA 2017

Eccomi di nuovo all’hospice Villa Speranza ma questa volta solo un breve intervento di 30 minuti per una chiacchierata con i nuovi volontari che stanno partecipando al corso di formazione 2017.

Una chiacchierata “sostanziosa” perché mi hanno chiesto di parlare sui temi della motivazione, delle aspettative e dei bisogni dei volontari. Tre argomenti così importanti che avrebbero richiesto una giornata per ciascuno e poi, come sempre accade, il discorso si è ulteriormente allargato.

Ho quindi preferito lanciare dei flash sulle tre tematiche invitando i presenti a rifletterci in questa fase di formazione, durante il tirocinio e poi…sempre!

E’ così che è nata una interessante discussione sul tema del cambiamento e della maggiore conoscenza di noi stessi che possiamo sperimentare se non ci limitiamo a “fare volontariato ” ma ci impegniamo a “essere volontari”.

Alla base del nostro “essere volontari” ci deve essere la consapevolezza che non andiamo ad aiutare nessuno ma a…servire qualcuno. E questo è un altro tema importante perché implica la dimensione dell’uniltà che è una dote essenziale di ogni buon volontario.

Insomma i 30 minuti sono diventati 45 e ci siamo salutati con l’intesa di poterci rivedere più avanti.

Sono sempre contenta quando posso trasferire ai più giovani la mia esperienza e di solito  esco  da questi incontri con la piacevole sensazione di… aver compiuto il mio  dovere!

Marinella

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DEATH CAFE’

Ieri leggevo una interessante intervista di Daniela Martinelli a Laura Campanello dal titolo “Abbiamo due vite, la seconda inizia quando ci accorgiamo di averne una sola” .

Ho già parlato su questo blog di Laura filosofa, scrittrice e molto altro, qualche anno fa quando ho  contribuito alla presentazione a Roma del suo prezioso libro “Sono vivo ed è solo l’inizio”.

Il tema della consapevolezza del fatto che un giorno non ci saremo più è dominante in ogni suo intervento e in questa intervista viene anche chiarito il ruolo che può avere la filosofia, piuttosto che la psicologia, nell’elaborazione del lutto.

La filosofia aiuta a capire che l’inquietudine fa parte della vita, che non a tutto c’è una risposta, , che a volte saper stare in quella fatica che sono la malattia e la morte, , il nonsenso aiuta a cambiare sguardo sull’esistenza.

La psicologia spesso e volentieri tende a pensare di dover trovare delle risposte e di dover aiutare la persona a ritrovare delle risorse che la portino fuori dalla crisi…..”. 

Laura Campanello prosegue raccontando le sue esperienze con i malati terminali e a proposito sempre della necessità di conoscere l’argomento morte e di non evitarlo parla della sua iniziativa di   attivare i “Deatrh Café” su modello anglosassone: un luogo dove chi lo desidera può discutere liberamente di tutti gli aspetti del fine vita.

Leggendo dentro di me ho sorriso perché qui a Roma da alcuni anni un gruppo di persone, mediamente una decina e prevalentemente con una frequentazione del Gruppo Eventi, si riunisce una volta al mese per parlare liberamente della “propria morte”.

Se ricordo bene questo è il quarto anno che il gruppo si incontra a casa mia e così ho scoperto che siamo stati precursori del Death Café. E’ una esperienza ogni volta diversa     perché è sempre un happening a seconda dello stato d’animo di uno o più partecipanti e/o se si decide di commentare un testo, vedere un film o altro.

Peccato che questi “Death Café” e similari non siano più diffusi ma vengano generalmente guardati con una certa…diffidenza! Questa è la mia esperienza.

Marinella

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