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Archive for aprile 2018

INCONTRI

Ho sempre molto  amato incontrare persone nuove, per curiosità, per attitudine allo scambio relazionale e forse anche perché i miei genitori erano albergatori, io sono cresciuta in albergo  e quindi abituata fin da adolescente ad incontrare tante persone.

Negli ultimi tre mesi non  ho avuto molte occasioni di nuovi incontri perché per motivi di salute ho fatto vita piuttosto tranquilla. Questa settimana invece  sono stata molto contenta perché  ho avuto ben due occasioni di incontri interessanti.

La prima è stata un invito a parlare sul tema dei malati terminali ad un gruppo di persone che sta seguendo un percorso spirituale e sociale guidato da un sacerdote.         In realtà in questa occasione ho incontrato anche alcuni vecchi amici ed è stato interessante affrontare anche con loro un tema che non fa parte delle normali conversazioni più o meno salottiere.

Per me – come ho detto a loro  – è stato un “invito a nozze” perché, come  già scritto tante volte, si sa troppo poco delle cure palliative e dell’accompagnamento dei morenti.          Mi sono sempre impegnata nella diffusione di questa cultura perché è determinante sia per chi ci lascia che per chi resta ma purtroppo c’è ancora troppa reticenza ad affrontare questo tema.

La seconda occasione  invece è di tipo completamente diverso: ho incontrato un prete ortodosso siriano temporaneamente in Italia per accompagnare la sua bambina (i preti ortodossi possono sposarsi) che sarà operata nei prossimi giorni all’ospedale  Bambin Gesù.  In questo tempo lui cerca di imparare un po’ di italiano ed insieme ad un’amica comune abbiamo trascorso un paio di ore con lui parlando un po’ italiano ed un po’ inglese, lingua che lui conosce.

In questi giorni in cui sentiamo tante notizie drammatiche  sulla guerra in Siria, è stato molto interessante sentire dalla voce di un testimone, che ha perso cinque persone della sua famiglia in questa guerra, come si vive oggi in un villaggio siriano e quali sono i rapporti tra le varie religioni presenti sul territorio.

Ma gli incontri di questa settimana non finiscono qui perché adesso vado a trovare un grande amico che non vedo da anni a causa della sua salute precaria. E’ stato il “padre spirituale” dei volontari della mia Associazione e tutti ne ricordiamo le illuminate doti.

La mia settimana di incontri interessanti non poteva chiudersi in modo migliore!

Marinella

 

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IFO- ROMA

IFO sta per Istituti Fisioterapici Ospitalieri e  chi non è romano potrebbe pensare a  Istituti di Riabilitazione. Invece non è così: si tratta dell’Istituto Regina Elena per lo Studio e la Cura dei Tumori che, quando è stato trasferito a Mostacciano, ha preso il nome di IFO  in quanto il Regina Elena già ne faceva parte.

E’ stato per incontrare i partecipanti al corso di formazione volontari  dell’AMSO che la settimana scorsa mi sono recata appunto all’IFO, ancora con il mio braccio al collo ma molto desiderosa di condividere con i corsisti il “senso” di un volontariato così speciale e delicato come quello di chi si accosta ai malati di cancro.

Come sempre non mi ero preparata nulla e neanche avevo fantasticato su quell’incontro. Ho lasciato che tutto ciò che avevo avuto la fortuna di imparare e sperimentare nella mia lunga vita di volontariato sgorgasse naturalmente, più dalla pancia e dal cuore che dalla testa.

E’ stato un happening e l’immagine che mi viene i mente è quella dell’acqua che zampilla dalla fontanella di piazza Vittorio, liberamente e disordinatamente, senza uno schema prefissato.

Qualche giorno dopo mi ha telefonato un’altra docente del corso e mi ha chiesto cosa avessi detto. Ho risposto d’impeto “tutto”,  “cosa tutto?” ha chiesto lei, e io “non lo so”! Poi ho spiegato che avevo cercato di trasferire ai discenti tutta la passione e la gioia che hanno connotato il mio volontariato, svolto   sempre con infinita umiltà. Si perché l’umiltà e lo spirito di servizio sono le doti necessarie per essere un buon volontario. E ancora ho parlato delle tante trappole nelle quali non deve cadere il volontario come ad esempio il delirio di onnipotenza o l’appropriarsi del suo malato. Insomma un excursus su 38 anni di volontariato.

Si è stabilita subito una relazione empatica con i partecipanti grazie anche a una di loro, Flavia Di Donato, che nei classici “15 minuti di rispetto” ci ha parlato del suo libro –  “BLU. Prima di un inizio” (il seme bianco) Ed. Feltrinelli – nel quale racconta la sua esperienza di  ex-malata oncologica.  Un bel gruppo di persone appartenenti ad un’ampia gamma di età, interessate e vivaci al punto giusto.

Come sempre accade ci sarà un calo fisiologico tra il numero dei partecipanti al corso e quello di chi inizierà veramente il percorso operativo. Io auguro a questi ultimi di trovare nella  straordinaria e meravigliosa  avventura  del volontariato AMSO,  un ulteriore “senso” alla loro vita.

Marinella

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