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Archive for luglio 2009

A CASA

Eccomi a casa, anche se solo di passaggio perché riparto domani sera per Gressoney dove raggiungo i miei nipotini per 5 giorni. So già che mi “massacreranno” di camminate ma sarà bello essere di nuovo con loro.

Stamane sono tornata in hospice ed è stato veramente come “tornare a casa”. L’affettuosa accoglienza del personale,  i baci di G. (la signora che.. vorrebbe sposarmi se fossi un uomo, e i nuovi incontri hanno mitigato la tristezza per il vuoto lasciato da tutti coloro che in questo mese hanno concluso la loro esistenza terrena.

I nuovi incontri: quanti “canali di comunicazione” del tutto imprevisti si sono aperti con alcuni pazienti. Ogni volta mi sembra un miracolo la straordinaria possibilità di “agganciarsi” ad una persona trovando affinità e interessi comuni del tutto inaspettati. Dico “agganciarsi” e non “agganciare” perché è sempre uno scambio, un dare e un ricevere che riempie il cuore ancora prima  che il pensiero.

Sono stata bene a Roccaraso, come ho scritto nel mio “Diario”, ma è qui che sento di “vivere” nel senso più ampio della parola, il tempo che mi rimane.

Marinella

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DIARIO

La mia vacanza a Roccaraso sta per volgere al termine. In realtà non è stata solo una vacanza perché sin dal primo giorno ho avuto due “terapie” quotidiane. Le mie “pazienti” soffrono per problemi vari derivanti dall’artrosi cervicale e traggono buon giovamento da trattamenti di Nurturing e Healing bTouch.

Ciò ha dato più “senso” alle mie giornate e mi ha anche procurato la gioia di vederle migliorare abbastanza rapidamente.

Anche la presenza per alcuni giorni dei miei tre nipotini è stata festosa e spero che loro possano ricordare le passeggiate e le tante risate fatte con la “nonna vecchia” in montagna. Li rivedrò tra breve a Gressoney e là saranno loro a condurmi per monti e boschi.

Quest’anno ho anche ripreso a fare lunghe escursioni invogliata da due amiche giovani ed è stato bello riprendere una consuetudine interrottasi nel 2000  con la morte di mio marito.

L’altro ieri sono ritornata alla Piana del Re dove spesso andavo in escursione con Sergio e dove non avevo mai più avuto il “coraggio” di tornare da sola. Ero in buona compagnia, giornata stupenda, panorami montani ma dolci come solo l’appennino sa offrire, colazione al sacco alla Madonna della Neve, tutto perfetto dunque.  Ma ad un certo punto ho percepuito che mi stava accadendo qualcosa di importante. Ho “visto” questi nove anni rappresentati da una ellissi incompleta che in quel giorno e in quel momento stava chiudendosi e completandosi.  Ho provato la sensazione che un processo, un percorso, si stesse concludendo proprio lì su  quella Piana del Re e su quel sentiero del sole dove ero stata tante volte con Sergio, senza peraltro mai arrivare alla Madonna della Neve, come avevo fatto quel giorno.

Domani sono 9 anni che Sergio se ne è andato, proprio qui a Roccaraso, e forse non è solo un caso che quel tracciato ellittico  iniziato il 25 Luglio 2000 in maniera così traumatica , si sia concluso qui ed ora.

Adesso sono già proiettata verso il mio rientro a Roma e in hospice. Ansia, emozione, tristezza per le tante persone che no n troverò più, interesse per tutte quelle che incontrerò per la prima volta.

E’ stato bello essere qui e sentirmi circondata dall’affetto di tutto il paese ma è anche bello ritornare alla mia vita consueta e alla mia attività: fonte di tanta gioia.

Marinella

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UNA, DUE…

…tre…credevo non ci fossero stasera le stelle..e invece ecco apparirne tre, lontane, un po’ pallide, in questo cielo romano che fatica a diventare buio stasera..chissà perché. Sono qui in terrazzo a scrivere, abbracciata dal canto delle cicale, con di fronte il piccolo specchio di verde, ora immerso nel buio e nel fresco, un vero tesoro in questa città, e il palcoscenico delle finestre e dei balconi del resto del condominio, ancora qualche luce accesa…e penso alla felicità che magari c’è in quelle case, magari proprio in questo momento.

La felicità…un pensiero elementare e ossessivo come il canto delle cicale. Un pensiero semplice che ci rincorre per tutta la vita, e il suo desiderio, anche se facciamo finta di essere grandi, ci sorprende sempre con il cuore di adolescenti. L’ho visto nel fondo degli occhi di molti questo desiderio, e a volte più ci si avvicina a percepire il limite dell’esistenza, o semplicemente la sua fragilità, più si fa presente e urge come la sete di un bambino.

La felicità che si pensa mai raggiunta…la felicità presa per la “coda”, come un’immagine dal finestrino mentre si viaggia in treno, che scivola via prima ancora di averla capita…la felicità che…si, ma è lì! guarda che è ancora lì!…a volte basta solo avere il coraggio di prenderla “a due mani”….e l’immanente rivela il suo sapore d’eterno.

Questo spesso sento, vedo e porto con me in ogni viaggio che faccio nel contatto con l’altro, in hospice o fuori, o quando semplicemente non vado di fretta e mi regalo il tempo di capire….

Un abbraccio in una sera d’estate…piena di stelle!

Monica

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LIVELLO DI ENTRATA

Venerdì pomeriggio insolito in Antea. E’ venuta a trovarci, con la “nostra” ipnoterapeuta Monia Belletti, V…. paziente seguita da noi domiciliarmente.
Voleva essere questo incontro un evento di inaugurazione del Centro di ricerca “Stati di Coscienza”, M. Margnelli – M. Tiengo, nuovo progetto cui Antea ha dato spazio e modo di realizzarsi, e che vede come coordinatrice la stessa Monia Belletti.
Il fine del Centro è quello di approfondire e divulgare le conoscenze nell’ambito della neuropsicofisiologia in quel particolare ambito che riguarda i pazienti in fase terminale di malattie oncologiche e neurologiche. Questi alcuni dei dettagli “tecnici”, che meglio di me riporta il sito Antea…poi ci sono state le emozioni di tutti che hanno dominato la scena, e di queste cercherò di raccontare.

Monia e V…..hanno voluto impostare questo incontro come una intervista informale seguita dalla rappresentazione di una loro seduta. Non uso il termine simulazione perché non c’è stato nulla di artificioso, semplicemente la seduta non è andata in profondità, né in termini di durata né ovviamente di esito.

E’ bella V….nel suo abitino estivo, una grazia innata, un’eleganza nei movimenti, si è accomodata sulla poltrona davanti a noi che eravamo a semicerchio davanti a lei..e con dichiarata emozione si è resa disponibile a rispondere alle domande di chi volesse.

Cosa si domanda in una situazione del genere? mi chiedevo all’inizio…
Dopo le prime battute ho avuto l’impressione di entrare in una dimensione veramente insolita. Come quando irrompe in un ambiente familiare un qualcosa di inatteso. Proprio in quella stanza, dove durante il corso per volontari si è sempre parlato di malattia, di sofferenza, lì dove il “soggetto” è sempre stato evocato, ma mai fisicamente presente.
Su in hospice ovviamente la persona sofferente è il protagonista della nostra relazione, del nostro “stare”, ma non c’è mai o quasi mai una dimensione così esplicita, e assolutamente mai una dimensione “pubblica” del vissuto della malattia.
Lì invece ho sentito abbattersi una barriera di silenzio reticente che spesso c’è attorno alla malattia, e in particolare a “quel tipo” di malattia. Silenzio fatto di rispetto, certo, ma anche di paura, di gabbie mentali che nascono dal timore atavico che fa percepire la “malattia delle malattie” come un fatto da nascondere, e di cui tutto sommato è meglio si parli il meno possibile.
Lì invece è stata superata questa barriera. Non è stato un abbattimento intrusivo, certo, e tutto è avvenuto nel rispetto totale e assoluto della persona.
In un percorso narrativo non lineare, non “preparato”, V…..ci ha parlato della sua visione laica della vita e della morte, e di come la felicità sia strettamente dipendente dalla pienezza con cui si riesce a vivere ciò che si fa…e ho pensato, vedendola lì circondata dagli effetti tangibili della sua vita piena e ricca, la sua rete di affetti e relazioni (c’erano alcuni suoi amici, colleghi e allievi, i figli), che la Vita ci abbraccia e non finisce mai di abbracciarci, anche in uno stato “non pieno” o sofferente come quello della condizione di malattia..e poi ciò che siamo, e ciò che siamo stati, resta immanente e supera noi stessi in una terrena e laicamente sacra Eternità.

…e poi, poi c’è stato il momento della “seduta”…

V…è una musicista, e la musica è il veicolo sensoriale che Monia e V…. usano per accedere a uno stato modificato della coscienza.
E a luci attenuate, quasi al buio, è partito il primo brano di musica dai Carmina Burana, musica potente e diretta, in grado di evocare emozioni senza scampo anche nelle pietre…e lì in mezzo a noi, tra di noi, in uno spazio che ha cessato di essere uno spazio fisico ed è divenuto spazio mentale condiviso, si è concentrata una carica di energia emotiva palpabile. Il vestito che ciascuno di noi ha dato alle emozioni poco importa e resta comunque e ovviamente cosa privata….ma condiviso è stato l’accesso a un livello di attivazione emotiva che insolitamente si raggiunge da spettatori..e forse era proprio questo uno degli intenti di Monia, il far sentire, più che capire razionalmente, la potenza terapeutica delle tecniche usate nella ipnoterapia.

Un’esperienza in cui c’è un prima e un dopo. E come ha detto V…stessa, emergendo dalla sua personale emozione, c’è un “livello di entrata e un livello di uscita”…

E siamo usciti poi nel giardino, le emozioni si sono diluite tra le chiacchiere, come un fiume in piena disperde la sua energia nei rivoli tra l’erba, all’ombra compiacente degli olmi, aspettando il concerto di clarinetto offerto da un’allieva di V …, che avrebbe accompagnato con dolcezza la chiusura di quelle porte dell’anima che si erano aperte prima, donando a ciascuno il suo “livello di uscita”…

Se con questo lungo lungo post sono riuscita a trasmettere almeno un decimo di ciò che ho sentito e di ciò che è avvenuto sono felice…

Monica

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PAESAGGI

Ci sono paesaggi dell’anima, luoghi che abbiamo affidato alla memoria del cuore.

Mentre si “vive” in genere non si è consapevoli del fatto che strade, case, oggetti via via che vengono vissuti formano territori della memoria e vengono cuciti in un personalissima mappa di emozioni. A volte una vera “mappa del tesoro”. Un territorio fantastico e reale insieme…elementi che erano e sono reali diventano materia prima per sogni notturni e diurni.

Al solito, ci si rende conto di questo patrimonio immenso quando il “paesaggio” muta, è lontano o non più accessibile. Quando si è traslocato, ad esempio, o si è lasciata una casa. La mappa interna degli oggetti, della vita che ci rimane impigliata, con tanto di traccia sonora ad accompagnare, resta dentro come un film che si fa girare nella testa a piacimento…o a “sfinimento”, quando si arriva a essere sfiniti dalla nostalgia.

Qualche settimana fa in hospice F…, che ora so che per fortuna è potuta ritornare a casa sua per qualche tempo, mi mostrava le foto della sua casetta di campagna, dei suoi figli, frammenti di quella geografia intima che difficilmente è trasmissibile da persona a persona, se chi osserva le foto non era partecipe, ma ora è solo spettatore del riflesso intimo di una memoria.
E proprio questo riflesso vedevo nei suoi occhi. Gioia e nostalgia senza pari, che solo chi ha provato può capire.

Un abbraccio, alla dolce e fortissima F…e a chi vorrà leggermi,
Monica

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L’AQUILA…E NON SOLO

Domenica scorsa ho avuto l’opportunità di conoscere il Sindaco dell’Aquila ed il Presidente del Consiglio Regionale: due ppersone che avevo visto spesso nelle varie interviste televisive, ma che ho potuto valutare meglio in un rapporto diretto. Ne ho apprezzato in particolare l’impegno umano, la partecipazione accorata alle sofferenze dei terremotati, la determinazione, il coraggio,  e la volontà di…farcela. Ma ho apprezzato molto anche  le due parole che hanno risuonato in continuazione, e non solo  nei loro interventi: dignità e umiltà. Devo dire che, ascoltandoli,  mi sono sentita molto più del solito “abruzzese di adozione”.

Conosco e frequento questa terra (soprattutto le zone montane) da più di 60 anni, ne ho seguito le profonde trasformazioni dal dopoguerra in poi, ho ricordi molto vivi legati alle speranze ed ai drammi della forte emigrazione verso gli Stati Uniti in quanto negli anni ’50 lavoravo al Consolato Generale Americano di Napoli. Ne ho condiviso gioie e dolori ed oggi mi sento molto molto vicino al dramma degli aquilani.

L’occasione per questo interessante incontro è stata la consegna del Premio Filomena Carrara che l’Associazione Culturale Suffoletta di Pettorano sul Gizio ogni anno dedica a cittadini, non necessariamenti abruzzesi di nascita ma comunque uniti da profondi legami affettivi con l’Abruzzo, che si siano distinti in Italia ed all’estero, non solo per la loro elevata professionalità.

Tra i premiati, tutti di alto livello professionale ed umano, mi piace ricordare un sulmonese, ancora giovane che, attraverso una carriera iniziata nella Guardia di Finanza (ha lavorato 4 anni con il giudice Falcone che ne ha forgiato il carattere), è oggi un alto funzionario della CONSOB. Nel tratteggiare le tappe della sua vita professionale, egli ha ricordato le parole di un suo professore, che ha lasciato il segno in lui in quanto l’ha molto incoraggiato a prendere una seconda laurea “non fare del bene a nessuno se non sei in grado di sopportarne l’indifferenza”!

Casualmente questo premiato era seduto proprio davanti a me e, dopo che tutte le persone importanti si erano complimentate con lui per la sua splendida carriera, ho d’impulso sentito il bisogno di dirgli “io non sono nessuno ma veramente le faccio i miei complimenti per ciò che ha detto”, e lui mi ha risposto “grazie signora ma anche io non sono nessuno” ( e scusate il bisticcio di negazioni).

Marinella

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PROVE GENERALI

..poco fa sono uscita in terrazzo, la notte mi ha abbracciata in un istante, finalmente un caldo estivo stanotte a Roma….un istante, e mentre guardavo le nuvole grigio chiaro illusoriamente ferme sul cielo nero ho pensato: queste non sono le prove generali, Monica, questa è la tua Unica Vita.

Una, una sola, l’istante in cui l’ho pensato è già passato e ora ne sono passati molti da quell’istante lì…la percezione e forse l’essenza stessa del tempo sono tutt’altro che uniformi, variano con le condizioni, con i contesti, il peso del tempo, il valore dato e restituito da ogni istante varia.

Frequentando l’hospice se ne è più che mai consapevoli, ma magari si mette una barriera tra il pensiero della Unicità della Vita e la nostra vita reale. Ed è così umano, così consolatorio sentirsi spesso in una sorta di prova generale.

Mentre invece è quasi sempre “buona la prima”, e la vita si srotola sotto ai nostri passi, abbiamo la possibilità di variare il percorso a nostro piacimento, certo, di fare svolte improvvise, passi su passi, in ogni direzione, anche di assaporare il gusto unico di tornare indietro, noi, uguali e diversi, ma solo noi torniamo indietro, perché il nastro non si riavvolge, e questa è una benedizione, perché non c’è vita senza evoluzione, e l’evoluzione non consoce percorsi a ritroso.

Pensieri poco “estivi” lo so, sarà l’influenza, sarà la notte…li dono qui a chi li vorrà leggere, con il consueto abbraccio…

Monica

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