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Archive for febbraio 2011

Importante e interessante questo  convegno tenutosi a Roma  venerdì 25 in occasione del Congresso Regionale SICP-Lazio. “Dal curare al prendersi cura” è un tema caro alla SICP Lazio e non è la prima volta che organizza un incontro su questa tematica . Il titolo completo del congresso spiega meglio il valore centrale dato non solo al prendersi cura dell’altro ma anche di sé! Infatti si completa  con “…il tempo dello spirito, del dialogo e della conoscenza”.

Per me è stata un’…occasione ghiotta, e ho ritrovato negli interventi della maggior parte dei relatori – ma voglio citare in particolare:  Scopa, Mastroianni, Aprea, Bordin, Pangrazzi – tutte le problematiche che ho incontrato nei miei tanti anni di volontariato e che non mi stancherò mai di voler approfondire.  Temi come i vissuti delle famiglie, gli operatori e il burn-out,  le decisioni difficili, il dialogo spirituale in prossimità della morte, i sentimenti che interrogano l’esistenza  quando la morte si avvicina, sono di attualità quotidiana per chi opera in hospice e la condivsione di esperienze diverse è fondamentale per la qualità dell’assistenza offerta.

Formazione, formazione, formazione è stato il leit motiv della maggior parte degli interventi e anche io sento ancora tanto e sempre il bisogno di ulteriore formazione, confronto, approfondimento. Ecco perché nel workshop pomeridiano condotto da Scopa e Aprea, dove tutti ci siamo messi in gioco apertamente, ho trovato soddisfazione per alcuni dei miei bisogni e mi sono anche…divertita! Un grazie sentito agli organizzatori e in particolare ad  Adriana Turriziani neopresidente della SICP nazionale e amica cara.

Marinella

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A UN BIVIO?

Negli ultimi tempi mi sono abbastanza spesso domandata se l’Associazione Progetto Città della Vita che ho fondato nel 1996, si trovi a un bivio. Questo perché nel tempo i bisogni dei malati sono cambiati e  la finalità principale dell’Associazione “offrire sostegno relazionale al domicilio dei malati gravi”, non è più così attuale.

La  presenza in hospice, oramai da 8 anni, ha già allargato il nostro campo di azione ma quello che io chiamo lo “zoccolo duro” dei nostri volontari vorrebbe ancora dedicarsi principalmente  al volontariato domiciliare che permette di creare una relazione di aiuto unica e straordinaria con l’intera unità sofferente. Ecco quindi il tentativo di entrare nelle équipe domiciliari dell’hospice  ma problemi interni e contingenti della struttura per ora ne hanno impedito la realizzazione.

Oggi nuove proposte giunteci dall’esterno ci pongono dinnanzi a un apparente”bivio” ma dopo molti pensamenti e ripensamenti proprio stamane ho visualizzato non un bivio ma una …foce a estuario!

Il percorso compiuto in questi 15 anni di attività è paragonabile a un fiume che, nato da una piccola sorgente, si è man mano ingrossato e arricchito di numerosi affluenti che hanno portato nuove esperienze e conoscenze. Ora questo fiume è giunto in prossimità del mare e cede le sue acque alla vastità dell’oceano attraverso molti canali. In sostanza vedo la ricchezza della nostra esperienza e capacità che attravreso attività formative viene trasferita e donata ad altri.

Questo non  mi sembra un bivio ma piuttosto una sana evoluzione della nostra attività volontaria che senza perdere il suo fine istituzionale: assistenza, sostegno, condivisione, accoglienza, amore/agape verso l’altro, fa dono del proprio know-how e dell’esperienza acquisita a coloro che oggi si apprestano a formarsi per migliorare la qualità della vita dei malati e dell’assistenza offerta dalla sanità pubblica. Spero di non sbagliarmi!

Marinella

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IN GIORDANIA

E’ stato un viaggio blitz quello che ho fatto in Giordania la settimana scorsa. Una vacanza molto breve ma intensa e ricca di sensazioni ed emozioni.  Naturalmente non sono mancate le visite a Petra e al deserto del Wadi Rum ma non voglio scrivere un resoconto turistico: piuttosto rivivere le sensazioni provate sin dal momento dello sbarco in aeroporto.

E’ stata immediata la percezione di trovarmi in “un altro mondo”: soprattutto le donne mi hanno colpito, tutte con il chador e alcune con il burka, la maggior parte infagottate in abiti tradizionali lunghi fino ai piedi. E poi l’indomani quando ho aperto la finestra e mi sono trovata davanti un panorama di case tutte uguali, tutte dello stesso color pietra, non un albero, non un giardino, non un fiore! E così è stato per tutto il viaggio in macchina da Amman a Petra costeggiando il Mar Morto con le sue sponde bianche di sale e l’acqua immobile. E poi i beduini (contadini) che sono stanziali e vivono nelle loro tipiche tende in luoghi  desertici dove riescono a coltivare pomodori e meloni che esportano in tutto il mondo, irrigandoli con la tecnica israeliana “a goccia”. E ancora i camionisti che all’ora della preghiera si fermano sul ciglio della strada, stendono un tappetino per terra e pregano nel massimo raccoglimento.  E poi ancora i colori starordinari di Petra e i racconti dei bimbi beduini con in quali ho parlato: scalzi, vestiti di stracci ma tutti vanno a scuola e si esprimono bene in inglese. La media delle famiglie è di 10-11 figli, spesso i padri se ne vanno e restano le mamme ad allevare in qualche modo tutti i figli. Nei giorni di vacanza e nei luoghi turistici i bimbi si ingegnano a vendere collanine al prezzo di 1 euro ma anche se non compro niente sono tutti gentili, sorridenti e generosi regalandomi sassetti colorati che insistono perché io li tenga. E’ qui soprattutto che mi sono commossa: li ho paragonati ai nosti bambini che hanno tutto e molto spesso non sono contenti e si lamentano E ancora mi ha colpito la devozione  al loro amato re ed alla bella regina che tanto si occupa di migliorare le condizioni di vita della popolazione.

Non ero mai stata nel deserto  e quindi ero sicura di provare sensazioni nuove ma non potevo immaginare l’impatto con quella sabbia dai colori più straordinari, quelle rocce frastagliate dal vento, anche qui  con la gentilezza dei beduini che accolgono i visitatori nelle loro tende: insomma “un altro mondo”.

Sono tornata a Roma e alla mia quotidianità con la consapevolezza di aver avuto, ancora una volta nella mia vita, l’opportunità di vivere un’esperienza che ha lasciato traccia non solo nella mia mente e nei miei occhi ma anche nel mio cuore.

Marinella

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Il NURTURING TOUCH ha  “volato” fino a Siracusa per la terza volta. In realtà ha volato fino a Catania e poi ha proseguito in macchina! La prima volta, molti anni fa, insieme a Peggy Dawson per una conferenza e un minicorso. La seconda volta ancora con Peggy con lo stesso programma due anni fa. Questa volta Peggy è nella lontana Nuova Zelanda e sono andata da sola per un laboratorio esperienziale di 12 ore organizzato dall’Associazione CIAO (Centro Interdisciplinare  Ascolto Oncologico).

Conoscevo già il calore dell’ambiente e l’entusiasmo per questa modalità di comunicazione psico-corporea ma la novità era la presenza del Direttore e di alcuni operatori dell’hospice , che nel frattempo ha iniziato la sua attività.

Una giornata e mezzo di crescente coinvolgimento, di preziose condivisioni, di pratica intensa e pienamente percepita. Tutti i partecipanti mi hanno regalato emozioni diverse e la consapevolezza di aver “seminato” in un terreno fertile. Il mio augurio per tutti loro è stato che questi semini possano germogliare e produrre…fiori e frutti!

Auguri, carissijmi amici siracusani e continuate a crescere “belli dentro” come siete adesso.

Marinella

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IN CAMMINO….

Ho incontrato, ho ascoltato, ho letto, ho pensato e ripensato. Non sarà facile, non sarà innocuo, non sarà solo una forma di volontariato come tante altre. L’incontro con l’altro da sé  è sempre e subito un incontro di sguardi, ci cercheremo l’anima ed il cuore. Non è detto che subito riceveremo la risposta che aspettiamo. Bisogna mettersi in gioco, bisogna stringere una mano e poi, con il tempo che incalza ed è sempre così diverso dalle nostre attese, da quella mano stretta si attraverserà il vuoto della “non conoscenza”, un balzo…e quel viso e la storia che racconta ci apparterrà per sempre. E quella stretta di mano saprà diventare un abbraccio? Buon cammino a Luciana e Fiorella da Adele

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