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Archive for luglio 2010

25 LUGLIO

25 Luglio 2000 – 25 Luglio 2010. Oggi sono 10 anni che mio marito Sergio non c’è più. E’ proprio qui, a Roccaraso che quel 25  alle 8 del mattino all’improvviso Sergio si è allontanato dalla vita terrena. Ed è proprio qui che la sua memoria è più viva.

Stamane ho voluto andare a camminare in un luogo dove non ero mai più tornata. Ho trovato tanti cambiamenti: al posto di una carrareccia ora c’è una strada asfaltata, dove erano prati seminati a fieno ora c’i sono un campo da golf a destra e uno stabilimento termale in costruzione a sinistra. Al posto del sentiero verso l’abbeveratoio delle mucche, una pista ciclabile! 10 anni, tante cose sono cambiate a Roccaraso dove ora è esploso un boom edilizio stile anni ’70 (ma chi comprerà queste case?).  Tante cose sono cambiate nella mia vita.

Dico sempre ai familiari dei miei asistiti che la morte fa parte della vita e bisogna accettarla. Io l’ho accettata, credo anche abbastanza coraggiosamente, ma la realtà più difficile da accettare è che nulla tornerà mai più…come prima.

Livia mi è sempre stata accanto in tutti gli anniversari e in queste occasioni abbiamo esplorato insieme i tanti “sentieri” dell’elaborazione del lutto. Oggi purtroppo Livia non è qui. E’ impegnata nella battaglia per la vita che suo figlio e la sua nipotina stanno combattendo con alti e bassi, dal 19 Giugno: giorno del terribile incidente.

Quest’anno sono io che vorrei confortare Livia e so che lei  sente la mia vicinanza affettiva anche se sono fisicamente lontana. Coraggio Livia, siamo in tanti a pregare per i tuoi cari.

Marinella

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Eccomi ancora una volta a Roccaraso, la mia terra di adozione dove, soprattutto le persone anziane che si ricordano di me ragazzina e di tutta  la mia famiglia di origine, mi colmano di affetto e di doni: prevalentemente mangerecci, in natura e cucinati!

Sono qui, dove sempre raccolgo pezzetti di cuore lasciati nei tanti anni di vacanze trascorse con mio marito e mia figlia, questa volta con la mia nipotina Silvia di 5 anni. Silvia è adorabile quando è separata dai fratelli con i quali spesso litiga ferocemente, e riempie le mie giornate di luce, di risate e di allegria.

Tuttavia il mio pensiero corre costantemente ai miei amici vittime del terribile incidente del 19/6 che sono ancora in condizioni molto gravi. Il mio affetto e la mia vicinanza per la loro Mamma e Nonna sono tali che la mia carissima Livia popola spesso anche i miei sogni. Purtroppo  non posso fare altro che unirmi alla preghiera dei tanti amici che circondano tutta la famiglia di presenza e affetto, fiduciosa che tanta energia positiva, unita agli “spiragli di luce” dei quali sono venuta a conoscenza pochi minuti fa, possa sostenere i familiari in questa durissima assistenza.

Adesso, anche a Roccaraso, dove molti miei amici conoscono Livia, si prega per loro.

Marinella

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MARINA

Nei miei tanti anni di volontariato, e quindi in epoche diverse,  mi è capitato abbastanza spesso di imbattermi in sanitari che comunicavano diagnosi e prognosi a malati e loro familiari in maniera rude, spersonalizzata, asettica e talvolta anche durante un attraversamento di corridoio. Anche se devo dire che ultimamente la…statistica è migliorata, questo tipo di comunicazione avviene ancora. Proprio recentemente ho visto familiari piangere non tanto per i contenuti della comunicazione ricevuta quanto per la modalità. In questi casi soffro, mi arrabbio in silenzio e giudico quel medico persona scarsamente dotata di umanità e di capacità empatiche.

In questi giorni di vacanza all’Isola d’Elba ho letto il libro meno famoso di uno scrittore molto famoso Marina di Carlos Ruiz Zafòn: un libro intrigante e ricco di suspence che ho divorato mentre i nipotini giocavano a palla in mare.

Alla fine del romanzo il giovane protagonista Oscar scopre che la sua amica e amata Marina è in fin di vita per una malattia ereditaria.  Nel corso della prima visita in ospedale Oscar incontra il medico curante di Marina che lo informa senza mezzi termini e assai rudemente della malattia che Marina gli ha sempre tenuto nascosta.

Ecco cosa prova Oscar in quel momento: “….usò un tono severo, impaziente, senza sforzarsi di essere cortese. In altre circostanze lo avrei giudicato un cretino arrogante, ma qualcosa in lui mi diceva che non aveva ancora imparato ad isolarsi dal dolore dei suoi pazienti, e che quell’atteggiamento era la sua maniera di sopravvivere

Ma allora forse i miei giudizi così severi sono stati, almeno qualche volta avventati?  Prossimamente, prima di giudicare mi impegnerò a valutare meglio le situazioni e le persone.

E ancora mi viene da aggiungere che talvolta anche la lettura di un libro non famoso può offrire un valido spunto di riflessione.

Marinella

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